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giovedì 2 giugno 2011

Il mio diario.





Iniziai a scriverlo in giornata stessa...cercando di passare meglio un po di tempo.
Dedicai poche pagine a descrivere come passavo le giornate e scrivevo, invece,
tutt' altro.....
Avevo già l' abitudine fin dall ' adolescenza di avere un diario segreto che ho continuato tutt' oggi. Infatti me lo ero portato da casa di nascosto nella mia borsa.
E' inutile dire che il mio fedele compagno di vita era proprio lui specie quando non
hai nessuno con cui sfogarti.
Sfogliai le pagine scritte precedentemente e mi ricordai...di quando passai una settimana bianca agli inizi del liceo.
Quell' anno appena iniziarono i giorni delle vacanze prima di Natale partimmo io e la mia famiglia a Cortina. Allora sii che mi divertì molto....
Non sapevo sciare bene, ma nonostante tutto cercai di mettermi in pista!
La prima mattinata in cui arrivammo mi organizzai e mi vestì tutta attrezzata per poter sciare, compreso gli sci stessi che dovevo indossare appena uscivo fuori dall' albergo.
Era presto esattamente le ore 08:30, lo ricordo benissimo, quando inizai a passeggiare allontanandomi non molto dall' albergo quando all'improvviso, mentre scendevo riuscì a prendere la rincorsa, ma uno sci mi scizzò fuori dal piede.
A un certo punto non vidi più nulla... non so quanto tempo passai lì ferma così..... al mio risveglio lento e doloroso, mi trovai di fronte a due occhi azzurrissimi che mi osservavano da vicino.
Mi trovai nella mia stanza d ' albergo con un dolore lacinante alla gamba destra. La prima cosa che feci fu quella di chiamare mia madre che mi rispose subito e mi spegò chi era quel giovanotto e come si chiamava.
Il suo nome era Fabrizio, mi spiegarono entrambi che mi ero presa una brutta caduta e che in pochi giorni mi sarei rimessa. Rimase con me e mia madre poco tempo e mi disse che l' indomani sarebbe ritornato.
La mattina seguente si presentò con una giacca blu e cappellino e mi chiese se sarei stata contenta di essere accompagnata nel salone dell' albergo. Cercai di alzarmi e di muovere la gamba, ma non riuscivo...
Lui vide così e mi prese in braccio e mi portò fuori.
Rimasi particolarmente contenta.... e accettai volentieri. Passarono pochi giorni e ritornai a stare in piedi proprio come mi avevano detto anche se avevo la gamba fasciata.
Incontrai due volte Fabrizio, durante i miei giorni di convalescenza, e lo vidi fuori dalla finestra giocare e scherzare con i suoi amici sulla neve.
Arrivarono presto gli ultimi giorni e venne organizzata dall' albergo stesso una festa di addio.
Quella sera la sala era aggremita di gente e, nonostante avevo la gamba fasciata mi invitò a ballare, io molto felice gli risposi: "volentieri ci proverò!!"
Mi aiutò lui stesso ad alzarmi, mi prese sotto braccio e mi portò al centro della sala.
Questo episodio fu l'unica cosa bella che mi capitò in montagna non ce ne furono altre perchè solo queste due volte andai in gita.








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